GLI SPECIALI
OMAGGIO ZANCHI

PUBBLICO
E SCHERMI
NON CRESCONO INSIEME
di
Claudio Zanchi
Dopo
alcuni anni di frenetici investimenti nella riapertura di sale o nella costruzione
di multiplex da parte degli esercenti, stimolati da un nuovo ottimismo
nell’espansione della domanda cinematografica e dalla politica dell’ex
ministro Veltroni, è possibile oggi esaminare i dati di mercato per trarre un
primo bilancio della proporzione fra l’aumento degli schermi e l’attesa
crescita degli spettatori.
È
vero l’assioma: più sale = più pubblico, che ha ispirato la politica
governativa sul cinema e i piani delle grandi società proprietarie di
multiplex? Da una ricerca svolta sulla città di Firenze, la sesta nella
classifica Cinetel per biglietti venduti e per numero di schermi (40),
sembrerebbe proprio di no. Il capoluogo toscano è stato scelto a campione
perché si trova al centro di un quadro in forte evoluzione, che vede la trasformazione
di sale tradizionali in multisale e il proliferare di progetti di multiplex in
tutta l’area metropolitana, pur essendo già arrivato ad una saturazione
degli schermi.
Lo
scopo della ricerca era di verificare l’andamento della correlazione
sale-spettatori a Firenze negli anni novanta, quando, dopo un lungo periodo di
crisi, si rimette in moto il processo di espansione dell’esercizio. Sono stati
presi in considerazione i biglietti venduti nel capoluogo toscano e il numero
degli schermi/sale presenti in città in due anni recenti: il 1994 (l’anno da
cui parte la rilevazione Cinetel) e il 1998 (l’ultimo su cui si hanno dati
completi di fonte Siae), a cui si sono aggiunti i dati Cinetel ‘99 per avere
un quadro più vicino possibile all’attualità. Anche se i criteri di
rilevazione Siae e Cinetel differiscono - la Siae conta le sale, Cinetel gli
schermi - è sembrato importante confrontare le due fonti per vedere se,
pur con cifre diverse, l’evoluzione di mercato descritta fosse simile. Si è
poi calcolato la media a schermo/sala dividendo il numero dei biglietti per il
numero degli schermi/sala, nel ‘94, nel ‘98 e nel ‘99. È importante
ricordare che nei dati Siae confluiscono tutte le proiezioni di film, in
qualsiasi luogo di spettacolo avvengano, a condizione che ci sia la
corresponsione di un biglietto; Cinetel invece esercita un monitoraggio sulle
sale industriali ed esclude molti
punti proiezione, come i cineclub o le arene, che possono essere rilevati non
tanto per gli incassi, quanto per il numero di spettatori.
Pur
con le prevedibili differenze numeriche, il dato significativo che scaturisce
dalla comparazione dei dati Cinetel/Siae è la sensibile diminuzione della media
a schermo/sala,
che nel 1998 scende di 21 punti percentuali nel campione Siae, di 3,4 punti nel
campione Cinetei, mentre le sale/schermi a Firenze aumentano del 30% in entrambe
le rilevazioni. Dal ‘98 al ‘99 nel solo campione Cinetel la media si abbassa
ulteriormente di 22 punti percentuali a fronte di un aumento degli schermi del
12%. Parallelamente, i biglietti che nel ‘98 avevano avuto un’impennata del
+27% nel campione Cinetel e del + 12%
nel campione Siae grazie anche all’evento Titanic (oltre a Benigni,
Pieraccioni, ecc.), nel ‘99 subiscono nei dati Cinetel un arretramento del
-14% nonostante un aumento del campione schermi del 12%.
Proprio
per questo la diminuzione della media a schermo è molto maggiore (-22%) della
diminuzione dei biglietti venduti: un numero inferiore di biglietti si
distribuiscono su un numero di schermi che aumenta vertiginosamente.
I
dati sugli anni recenti acquistano maggiore rilevanza se visti in una
prospettiva storica e confrontati con quelli relativi ai decenni d’oro del
cinema, per i quali è stato possibile attingere alla tesi di laurea della dott.
ssa Gea Ducci “Il consumo cinematografico a Firenze (1950-’94)”.
Attraverso la sua ricerca, compiuta sui tamburini del quotidiano fiorentino
“La Nazione”, si è potuti risalire al numero effettivo dì sale industriali
attive in città fino al 1994. Questo dato, che è sicuramente più vicino alla
realtà dell’esercizio professionale di quanto non lo sia il dato Siae,
evidenzia un picco di 44 schermi nel periodo di grande espansione del cinema,
fra il ‘60 e il ‘70 (anche se il record di spettatori in Italia si ebbe nel
1955 con 819 milioni di biglietti), che poi cala con l’arrivo della crisi e si
rialza negli anni novanta fino ai 47 schermi attuali, il numero in assoluto più
alto mai registrato.
Nonostante
il pubblico fiorentino si sia ridotto a un quarto di quello dei primi anni settanta,
gli schermi sono oggi 3 in più del 1970 (+6%). Il numero di schermi degli anni
d’oro è stato raggiunto e superato; non altrettanto si può dire degli
spettatori, come dimostrano i dati Siae sui biglietti e le medie/sala dal
‘50 al ‘90.
Per
spiegare in parte la diminuita potenzialità degli schermi fiorentini e
collocare
meglio
la città nel suo contesto geografico, si è allargato il quadro di riferimento
ai comuni limitrofi che fanno ormai parte della cintura metropolitana: Scandicci,
Sesto Fiorentino, Poggio a Caiano, Lastra a Signa, Campi Bisenzio. I comuni
della pianura a ovest di Firenze, dove le vie di comunicazione sono numerose e
facilmente percorribili, anche se molto trafficate in certe ore del giorno,
hanno assunto negli ultimi anni un peso più determinante per numero di abitanti
e strutture cinematografiche. Se complessivamente la popolazione dei cinque
comuni è più che raddoppiata dagli anni cinquanta a oggi - mentre quella di
Firenze è in costante calo - è negli ultimi anni che si registra un salto di
qualità dell’esercizio, con il rinnovamento di sale, trasformate in multisale
e programmate con film di prima visione in contemporanea con Firenze. A Sesto da
due locali continui è stata ricavata una multisala a 4 schermi (Grotta), a
Scandicci e Poggio a Caiano le sale esistenti si sono rimodernate.
La
diminuzione di spettatori a Firenze negli ultimi due-tre anni è sicuramente da
mettere in relazione con l’accresciuta capacità di attrazione di queste
sale - non monitorate da Cinetel - che hanno aumentato notevolmente il loro
pubblico, pescando in un bacino d’utenza periferico rispetto alla città.
La
minaccia incombente su tutti, sia sui locali del centro che su queste nuove sale
o multisale dell’area metropolitana, è in questo momento rappresentata dai
progetti di multiplex che sembrano aver preso di mira la piana fiorentina. A
Campi l’americana Uci e la società italiana che gestisce il centro
commerciale I Gigli si contendono la concessione per i rispettivi progetti di
multiplex di 11 e a 16 sale, mentre nella vicina Prato è già stato approvato
un complesso a 18 schermi. Ma non è tutto: la Wamer si prepara a sbarcare nel
cuore di Firenze con 6 schermi nell’ex sede de “La Nazione”, e il Variety,
un cinema dell’immediata periferia chiuso da tempo, dovrebbe trasformarsi in
multisala a 5-6 schermi.
Con
l’offerta ipertrofica di schermi che si profila all’orizzonte, il già
sfruttatissimo bacino d’utenza dell’area fiorentina rischia di frammentarsi
ulteriormente, in modo simile a quanto è accaduto nelle zone dove un grosso
aumento di schermi si è innestato su una situazione già ampiamente servita.
Nell’immediato futuro è probabile che i flussi di pubblico si dirigano verso
la nuova struttura, danneggiando soprattutto quelle sale dislocate in periferia
o nei piccoli comuni della cintura urbana, che negli ultimi anni hanno compiuto
grossi investimenti per offrire un servizio migliore, riportando al cinema
quella fascia di pubblico che rinunciava allo spettacolo in città per le
difficoltà legate al traffico o al parcheggio.
Simili
conclusioni si potrebbero trarre per altre città che si trovano in una
situazione paragonabile a quella del capoluogo toscano, assediato da
un’espansione abnorme degli schermi. La crescita di pubblico che ci si
aspettava dall’aumento degli schermi non c’è stata - a dimostrazione di
come la domanda di cinema sia anelastica - e la situazione non sembra destinata
a migliorare nella stagione in corso, a quanto appare dai dati Cinetel. Un
contributo alla comprensione dei fenomeni in atto potrebbe tuttavia venire
proprio dall’allargamento del campione Cinetel, che dovrebbe essere
ridistribuito sulla base dei bacini d’utenza e non più dei comuni, per
adeguarsi alla nuova fisionomia dell’esercizio nelll’era dei multiplex.
(Da il “Giornale dello spettacolo” n. 9 del 10 marzo 2000 – “Pubblico e
schermi non crescono insieme” di Barbara Corsi e Claudio Zanchi)