Ciak cinema toscana
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OMAGGIO ZANCHI

UN LIBRO PER RICORDARLO


Il libro "Claudio Zanchi. Un riformista per il cinema" pubblicato nel 2003 da Fabio Francione, per le edizioni Falsopiano, è suddiviso in quattro parti.

La prima raccoglie gli scritti e i saggi che attraversano trent’anni di politica culturale italiana, con intuizioni e annotazioni  sorprendenti, che anticipano l’attualità e si rivelano estremamente lungimiranti.

Basti pensare che già nel 1963 Claudio Zanchi auspicava l’adozione di speciali tariffarie e abbonamenti per facilitare gli spettatori ad andare al cinema.

Rimangono inoltre, come pietre miliari della storica politica e culturale del nostro paese, i suoi saggi sull’articolo 28, meccanismo produttivo per esordienti o quasi, da lui sempre difeso ad oltranza che, partito con le migliori intenzioni e stato poi  reso "inefficace" da una pioggia di finanziamenti.

Le altre sezioni del libro sono dedicate ai principali articoli scritti per "Vivilcinema", la rivista della Fice,  da lui fondata, e per il "Giornale dello spettacolo".

Interessante anche la pubblicazione del suo diario relativo agli anni 1965-66, rarissima testimonianza del periodo successivo alla legge sul cinema e della sua esperienza nelle stanze del "Potere Romano", quando fu  Capo Segreteria del Ministro Achille Corona.

Qui si trovano interessanti annotazioni che rendono più comprensibili il clima dell’epoca, ed il suo "modo di affrontare" problemi e ascoltare i tanti interlocutori, finendo per anteporre la passione per il lavoro alla vita privata.

Un libro che sicuramente diverrà, per i documenti autentici pubblicati, un volume indispensabile per tutti gli studenti universitari  che vorranno e dovranno studiare l'evoluzione del cinema italiano dal boom economico ad oggi. (FM)

Cosi Fabio Francione ha spiegato come e perché è nata l'idea di scrivere un libro su Claudio Zanchi:

"Nel settembre 2003, durante la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Giuliano Urbani presentò a grandi linee in conferenza stampa due progetti di riforma: il primo sulla censura, il secondo sulla riforma della legge sul cinema. Entrambi gli annunci avevano sollevato sui media ed in particolare sui quotidiani una ridda di prese dì posizione, per lo più di addetti ai lavori e in primo luogo attori, registi, critici e solo qualche produttore, lasciando però più al colore che alla sostanza.

Tra le voci ascoltate, pochissimi avevano notato l’assenza di uno dei promotori dei primi dibattiti, quasi quarant’anni fa, proprio su quegli argomenti, allora come oggi cosi spinosi, che portarono all’elaborazione di alcune delle riforme sullo spettacolo più durature del nostro ordinamento legislativo: basti pensare alla legge 1213/65 sul cinema - altresì conosciuta dal nome del ministro che la volle come “legge Corona” - che verosimilmente all’inizio del 2004 verrà cassata e sostituita da un decreto legislativo, la cui bozza di riforma circola da un paio di mesi a questa parte.

L’assente in questione, nemmeno tanto convitato di pietra, era Claudio Zanchi, scomparso più di anno prima.

Zanchi fu l’estensore materiale della legge 1213, nonché uno dei più profondi conoscitori dell’industria cinematografica italiana. Un dettaglio come dire non trascurabile che nessuno si fosse ricordato di lui e del suo lavoro, condotto dall’interno della segreteria ministeriale di Achille Corona in anni di grandi slanci emotivi come furono gli anni Sessanta.

Proprio a partire da questo lavoro, considerato il suo apice professionale, sono partito per la costruzione del libro “Claudio Zanchi. Un riformista per il cinema” ed attorno ad esso ho costruito, grazie anche ad un’indagine in levare tra le carte conservate ed ora disponibili nell’Archivio Zanchi di Firenze, il romanzo biografico ed Intellettuale di un uomo che aveva la forza e la coerenza di lottare per le sue e le altrui idee. Che considerava come punto di partenza per una seria discussione e di conseguenza applicazione di riforma, la conoscenza diretta - oggi diremmo - dell’intera filiera produttivo-creativa del cinema".

 

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