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INTERVISTA DI CECILIA CHIAVISTELLI

A
       
  GIUSEPPE CARBONE 

Giuseppe Carbone, ballerino, coreografo, direttore di ballo di fama internazionale, ha iniziato la sua carriera in Germania, poi si è spostato alla Fenice di Venezia; qui ha incontrato sua moglie, che era prima ballerina, e dal matrimonio sono nati tre figli, tutti ballerini. Numerosi i riconoscimenti e premi acquisiti, tra cui, recentemente, il premio internazionale “Le Muse”.

Maestro, quando ha esordito nel mondo del balletto?

“Ho studiato a Messina con una maestra della Scala, poi il destino ha voluto che poi io diventassi, nel tempo direttore di ballo alla Scala. Dal momento che in Italia non c’era una situazione ballettistica come la desideravo, all’età di ventidue anni presi la valigia e andai in Germania. Sono rimasto otto anni in Germania e per me è stata una grandissima scuola, perché sono diventato ballerino solista, poi primo ballerino, coreografo, vicedirettore e poi direttore. A 28 anni, nel dopo guerra, ero direttore del corpo di ballo dell’Opera di Bonn, il più giovane direttore della Germania, e non erano tempi facili per un italiano in Germania”.

Come è proseguita la sua carriera?

“Sono tornato in Italia, lavorando inizialmente a La Fenice di Venezia, come coreografo, ballerino e direttore di ballo, poi stato alla Scala per tre volte, a Roma, al Regio di Torino, all’Arena di Verona e al San Carlo di Napoli fino a luglio. Dopo queste esperienze come direttore ho deciso di diventare libero professionista, preparando scenografie per compagnie di ballo sia italiane che internazionali”.

A che cosa sta lavorando ora?

“Adesso, con 52 anni di carriera, sto dedicando gran parte del mio tempo alla formazione dei giovani, e attraverso dei concorsi si selezionano i nuovi talenti. Io faccio una grande ricerca sui giovani ballerini e coreografi e trovo situazioni straordinarie e incredibili”.

Quale progetto la sta entusiasmando in questo momento?

“Qualche settimana fa sono stato a Mosca per prendere parte ad un grande progetto che hanno creato circa otto anni fa e si chiama Comitato internazionale delle Arti “Delfi”, dal nome della città dove sono nate le Olimpiadi, quindi si possono definire l’Olimpiadi delle Arti. Attraverso delle selezioni, si vanno a cercare i giovani ingegni di tutte le arti: musica, canto, ballo e recitazione”.

Pensa che sia facile realizzarlo in Italia?

“Ho già parlato con personalità del settore che sono molto interessati a veder realizzato questo progetto e da quest’anno dovrebbe iniziare l’attività poi, in occasione dell’Expo, prevedo di poter organizzare le Olimpiadi Internazionali di tutte le Arti”.

Come reputa la situazione italiana in questo momento?

“Difficile, in Italia non esiste una cultura ballettistica e c’è una grande assenza delle istituzioni perché storicamente non conoscono la materia, ma il pubblico ama molto la danza e va a teatro”.

Cecilia Chiavistelli

     © 2011 - Tutti i diritti riservati a Ciak Toscana, Il Nuovo Corriere e a l'autore

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