
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI FRANCO MARIANI
A
DARIO ARGENTO
Argento come definiresti il
tuo nuovo film "Il cartaio" ?
Questo film è un nuovo
"giallo", dopo il mio ritorno a questo genere classico con il mio
ultimo film: "Non ho sonno"; con molte differenze però, la principale
delle quali è che qui vediamo la Polizia al lavoro, dall'inizio alla fine, per
dare la caccia a un misterioso assassino che sfida la società intera firmandosi
il Cartaio, data la sua mania per il video poker, poiché la folle sfida
lanciata dal Cartaio consiste in una serie di partite a video poker, da giocarsi
tra egli stesso e la Polizia, ovviamente non de visu ma a distanza, nello spazio
virtuale della Rete, con i due avversari invisibili e remoti l'uno all'altro.
Ogni volta la posta in gioco è una vita umana: questa è la regola crudele
stabilita dal Cartaio. E la Polizia non può far altro che accettare la sfida.
Questo mio nuovo film è essenzialmente un film di genere. Molti grandi registi
si sono espressi all'interno dei generi cinematografici. I generi sono i miti di
oggi: per questo sono molto graditi al pubblico internazionale e da certi autori
(soprattutto stranieri) che vi si muovono come me, credo, cercando di apportarvi
qualcosa di autenticamente personale e di nuovo. Perché hanno capito che con un
semplice film giallo si può raccontare il mondo contemporaneo.
"Il Cartaio" non è un film sulla crisi di qualcosa: i valori, la
famiglia, le istituzioni, gli assetti politici, eccetera. E' su quella cosa che
non conosce mai crisi: il male.
Il male è presente, nelle sue diverse maschere e personificazioni, in tutti i
miei film, ma ne "Il Cartaio", e per questo ho voluto realizzarlo, vi
si aggiunge una dimensione nuova: la tecnologia. La tecnologia e il suo potere
di farsi strumento del male; la tecnologia nei suoi aspetti più sinistri,
ambigui e fantasmatici; la tecnologia al servizio di una mente diabolica, che mi
ricorda uno dei film della mia formazione, e non solo professionale: "Dr.
Mabuse –der Spieler (Il Dottor Mabuse –Il giocatore).
Anche il Cartaio è un grande giocatore: la differenza è che non se ne sta
acquattato, ad aspettare la prossima vittima, in una tela di ragno o nella rete
fognaria di una metropoli, bensì nella Rete che avvolge le nostre vite, anche
senza che lo sappiamo, e il pianeta.
Come mai tra te e Firenze
esiste un rapporto speciale ?
Risale al tempo di quando uscì
il mio primo film "L'uccello dalle piume di cristallo". A Milano e
Torino andò malissimo e quindi lo tolsero subito. Pensavo anche di cambiare
mestiere. Mio padre andò allora alla distribuzione e gli convinse a farlo
uscire almeno in un altra città: Firenze. E il film, uscito al Capitol, andò
subito bene, e continuò per diversi mesi. Mi ricordo che il giorno dopo
l'uscita venni a Firenze con mio padre, e rimasi contento del successo e dei
giudizi del pubblico. Da allora conservo come un cimelio, la chiave dell'albergo
dove dormii quella notte. Tra l'altro ho anche dei parenti che vivono qui.
Ma Firenze ti ha
interessato in tempi recenti per il "Mostro"?
Ho seguito varie udienze del
processo a Pacciani, ovviamente in incognito. Incontrai alle udienze anche
alcune volte Thomas Harris, l'autore di "Hannibal", anche lui
ovviamente in incognito.
Pensi forse di fare un film
sul mostro di Firenze ?
Prima o poi penso di si. Ho letto
anche un libro interessante da cui prendere degli spunti. Ma al momento non mi
sento pronto.
Franco Mariani


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