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INTERVISTA DI FRANCO MARIANI

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Paolo Bernardini, 30 anni, debutto in teatro nel 2002, al cinema 2006, doppiatore in “Kung Fu Panda”,  conduttore televisivo dal 2008, è il protagonista del primo lungometraggio di Andrea Mugnaini “Non c’è tempo per gli eroi”. Meglio l’attore o il cameriere (una situazione nel film molto divertente ndr)?

“Me la son cavata. Abbiamo fatto una prova, per rompere il tappo, e ci sono riuscito alla prima, cosa che tante volte ti capita quando non te l’aspetti. Secondo me sono stato bravo, un po’ a disagio, forse, ma bravo”.

Perché hai voluto far parte di questo film?

“Dopo aver letto il copione e aver fatto il provino, ho preso parte totalmente al progetto perché ho ritenuto che c’era molto sociale in questo film, che offre uno spaccato della nostra società”.

Nato in Belgio, ma italiano, prossimi progetti?

“Nato in Belgio, dove c’è ancora la mia famiglia. Adesso sto facendo più cinema, televisione un po’ meno, ma sto cominciando. L’anno prossimo mi vedrete in tv nella fiction ‘Distretto di Polizia’. In lavorazione, per il cinema, due progetti, ma per scaramanzia non dico nulla, e speriamo che vada tutto bene”.

Com’è stato lavorare in questo film?

“Si è creato un bel gruppo, eravamo una piccola troupe, 10-15 persone, a volte abbiamo anche litigato, ma sul set queste cose fanno sempre bene. Un bel rapporto. Un esperienza unica che rifarei assolutamente”.

E girare a Firenze?

“Appena Firenze mi chiama, mi fiondo immediatamente. E’ una città che ormai mi appartiene. Abbiamo girato in quattro settimane, ed è stato bellissimo”.

Andrea Mugnaini, regista, come è nato il progetto?

“Questo progetto è nato facendo una serie d’interviste ai ragazzi fiorentini tra i 16 e i 30 anni sul tema della droga. Da questa serie d’interviste, che sono durate sei mesi circa, abbiamo raccolto una serie di storie realmente accadute a Firenze, e che abbiamo poi condensato in un'unica storia, che è quella che raccontiamo nel film”.


E’ difficile fare cinema a Firenze?

“Senza dubbio fare cinema in generale è molto difficile. A Firenze è ancora più difficile, soprattutto trovare fondi, e persone esperte nel film, anche se ci sono tecnici, direttori della fotografia, montatori molto preparati”.

Cosa l’ha portata a scegliere come protagonista Paolo Bernardini?

Di Paolo, che ha delle esperienze professionali di tutto rispetto in grandi film, quali “Notte prima degli Esami-Oggi” e “Cemento Armato” , mi ha colpito il provino che ha fatto. Abbiamo molto lavorato sulla dizione, ma credo che ci siamo riusciti a farlo sembrare fiorentino.

Luca Campostrini, giornalista, ogni tanto si diletta a cimentarsi come attore. Qui un produttore-attore di film porno?

“Non l’ho interpreto, perché non avrei il fisic du ruol, né l’attrezzatura necessaria. Battute a parte, è un personaggio molto sopra le righe, pieno di tic, balbuzie, smorfie. Devo ringraziare Massimo Alì, l’actors coach, che è stato un angelo per tutte le riprese, e il regista. Loro due mi hanno aiutato molto. E’ un ruolo che alla fine arriva quasi a fare da contraltare a tutta la seriosità dominante di tutta la pellicola”.

Un giudizio, sul film, da giornalista?

“C’è stato un grandissimo impegno da parte di tutti i ragazzi, perché con pochi soldi sono riusciti a fare un prodotto di qualità. E’ una pellicola che dà uno spaccato, preciso, di quella che, ahimè, la situazione di tanti giovani fiorentini, e non solo, che nonostante abbiano tutto cercano di trovare nelle sostanze stupefacenti  un qualcosa che evidentemente sembra loro mancare”.


Ivo Romagnoli, studente, è il co-protagonista. Che esperienza è stata per lei far parte del cast?

“E’ stato fantastico, molto divertente, e molto carino. Io studio architettura, non c’entra niente con la recitazione. Per me è stata una cosa molto improvvisata, che alla fine ha avuto molto successo, e questo mi ha fatto molto piacere. Spero che il messaggio che vogliamo far arrivare con questo film a tutti i giovani sia un messaggio positivo, di cercare di trovare i veri valori della vita, e di non fermarsi sempre e solo alle apparenze, che alla fine non lasciano niente. E’ stato rischioso, secondo me, per il regista puntare su di me come co-protagonista, che non avevo mai fatto niente, neanche pubblicità”.

La scena più difficile?

“La scena più difficile è stata quella nel bagno del Glamur dove devo  convincere Vieri, il protagonista, ad assaggiare un altro tipo di droga”.  Tra qualche giorno in dvd Home Video Cecchi Gori.

Mariani Franco

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