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INTERVISTA DI LORENZA RAIOLA

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 FERZAN OZPETEK


“Mine Vaganti”: per una volta il suo sguardo di regista si posa in modo più completo all’interno di una famiglia classica. Una scelta diversa rispetto allo stile delle sue comunità allargate, eccentriche e rumorose degli altri suoi film, dove l’amicizia  era il vero cemento e le famiglie di origine una eco appena tratteggiata?

Per me la famiglia è quella classica e specie in questo film ho sentito la presenza e la forza del rapporto padre, madre e figli. Ci tengo però nello stesso tempo a considerare la famiglia degli amici e degli affetti sinceri al di là dei legami di sangue.


Dal suo quartiere  romano dei mille vicoli e botteghe,  giù fino al Salento. Una scelta stilistica, quella di ambientare tutto nel cuore del nostro sud, oppure l’amore per un posto nuovo che ha imparato ad amare?

La scelta di Lecce risale alla mia prima visita della città, otto anni fa, e ne rimasi subito affascinato. In ogni caso per questo film io volevo il Sud con le sue particolarità, la classicità e le tradizioni. E Lecce ha una splendida atmosfera, dall'estetica dell'architettura agli ambienti naturali, al cibo  eccellente, tutto un insieme di cose che da tempo mi spingevano a cercare laggiù la collocazione del mio film. E il risultato è stato meraviglioso, un'accoglienza straordinaria. Devo dire che dopo l'esperienza di Lecce mi sento più forte nell'affrontare la vita, sono entrate tante persone nuove nella mia esistenza, una serie di amici salentini che spero possano rimanere a lungo nella mia vita.

La girandola dei suoi personaggi, la risata amara che arriva quasi sempre  di taglio, i mille sotterfugi; mai come in questo film troviamo  elementi che  ci riportano alla stagione dei grandi autori della Commedia all’Italiana come Monicelli o Pietro Germi. Alcuni “cameo” sembrano quasi un omaggio a quella stagione in cui i teatri di posa di Cinecittà si animavano dei grandi nomi del cinema italiano in bianco e nero ?

Al termine delle primissime proiezioni che ho fatto qualcuno mi ha citato in effetti questi autori, nomi eccellenti come pure Petri. Per me naturalmente è un grande onore venire accostato a certi cineasti e in tutta sincerità la cosa mi mette un po’ a disagio, provo un certo imbarazzo. Dietro al mio lavoro ci sono sicuramente autori che mi hanno influenzato ed elementi che mi porto dentro. Del resto mi sono formato e sono cresciuto con il loro e tanto altro cinema italiano. Dunque è motivo di orgoglio avere questi accostamenti anche se sono involontari, una cosa di cui non ho coscienza al momento di girare.

Partiamo dalla sceneggiatura originale, firmata a quattro mani assieme a un nome noto come quello di Ivan Catroneo. Come è nata l’idea e come avete esteso il soggetto e la sceneggiatura? Lo chiedo perché per la verità  spesso i dialoghi hanno una tale freschezza,che tutto fa pensare a un processo di “improvvisazione creativa” sul set.

È esattamente così, è proprio vero. Sono partito da una idea che riguardava un fatto vero accaduto ad un mio amico, all'inizio c'èra una confessione-rivelazione tra due fratelli, una cosa da cui il mio amico è uscito quasi distrutto. Poi ho steso la sceneggiatura con Ivan Cotroneo che ha continuato a frequentare il set mentre si girava, giù in Puglia, e insieme cambiavamo dialoghi e modificavamo le scene a seconda dell'atmosfera del set. Ci sono stati in effetti vari interventi e trasformazioni.

In questo film ritornano alcuni caratteristi, Grimaudo, Fantastichini, Savino, che abbiamo sempre visto nei suoi film, eppure le new entry sono rappresentati da alcuni “bellissimi” del cinema italiano come Scamarcio, Preziosi, la Ricci. Una provocazione, quella di utilizzarli un po’ al di fuori dei ruoli di seduttori in cui ci eravamo abituati a vederli  ?

Con Scamarcio e Preziosi volevo lavorare da tempo, diciamo che li avevo nel mirino. Elena Sofia Ricci mi sembrava perfetta per il ruolo. Ho apprezzato molto Pecci che ha accettato un ruolo così particolare e insolito nella sua carriera ancora prima di leggere la sceneggiatura, come è stato del resto per tutti gli altri attori. Poi sulla sceneggiatura abbiamo fatto tutti insieme come al solito una bellissima lettura iniziale ed altre più specifiche sui singoli ruoli nelle settimane successive una volta giù nel Salento. Con Ennio e Lunetta si è rafforzata la bella collaborazione che avevamo già sperimentato e Nicole Grimaudo mi ha dato ancora una volta grandi soddisfazioni. Con il cast abbiamo stabilito un rapporto alchemico molto costruttivo, felice, positivo.

 

Sempre parlando del Cast, una scelta particolare è stata anche quella di filtrare il caledoscopio dei personaggi  attraverso la cornice della storia della nonna. Una sorta di altalena tra passato e presente?

Io penso che le persone anziane di un certo periodo siano molto più avanti, come sguardo, delle persone di oggi. La nonna interpretata da Ilaria Occhini è una di quelle persone che noi conosciamo che sono molto aperte ed avanti di testa. Era un po' la cornice del film ed era quello che racchiudeva la storia di Mine Vaganti perchè comunque parliamo di oggi, ma la malinconia del tempo che passa ci è data dalla storia della nonna. Anche se su questo aspetto abbiamo avuto diverse discussioni anche con Procacci ed avevamo realizzato molte altre scene che poi ho inserito solo nei titoli di coda.

 

La Musica in questo film è davvero centrale. Non solo composizioni originali, ma alcuni brani che di fatto  sottolineano in modo importante  alcuni passaggi. Si intuisce la scelta fatta con cura, mentre il film scivola via dentro  un misto melodico di Pop, cenni di bel canto e qualche incursione nel folk del nostro sud. Al centro di tutto, la scelta di Patty Pravo. Scelte troppo curate per essere solo casuali. In ultimo, il recente commento di Madonna che ha voluto rendere omaggio al suo cinema definendola “semplicemente geniale”. Ci dici qualcosa in più di questo mix così spumeggiante?

Quando mi hanno riferito di Madonna sono stato molto contento, felice ed anche orgoglioso ma ho recitato la parte con distacco, non dando a vedere la mia soddisfazione, come se la cosa non mi avesse colpito più di tanto. Con Patty Pravo è andata molto bene fin dal momento in cui mi ha inviato il suo splendido brano Sogno. Poi ho inserito nel film altre canzoni che piacciono a me e che ho amato in diversi periodi della mia vita. Infine ci sono le composizioni originali di Pasquale Catalano che io ritengo veramente un grandissimo musicista.

 

Arrivando al finale del film,che ovviamente non sveliamo, la prima parola che ci viene in mente è “onirico”. Una specie di visione che prende per mano lo spettatore portandolo su un altro piano, tema che per  la verità ritroviamo in diversi dei suoi film?

Si tratta di un'idea che ci è venuta quando stavamo facendo una lettura del copione con tutti gli attori. Sentivo il bisogno di vedere le persone che ho perso nella mia vita, persone che mi mancano molto. Ho perso due amiche un anno fa e mi piacerebbe un giorno ballare con loro ed è da questo sentimento che è nata l'idea. E' una scena che mi dà molta gioia anche nel rivedere il film, ma era una scena molto difficile e pericolosa da realizzare, perchè poteva cascare nel ridicolo.

Lorenza Raiola

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