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      intervista

LE NOSTRE INTERVISTE

INTERVISTA DI FRANCO MARIANI

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   GABRIELE MUCCINO  

Un fenomeno particolare quello di Muccino, giovane regista trentenne che si è imposto già dal suo primo lungometraggio, Ecco Fatto. A un anno di distanza il bravo Gabriele Muccino torna con un film dal titolo Come te nessuno mai. Poi la terza regia con cui il regista prende di mira la sua generazione, una generazione di trentenni con la sindrome di Peter Pan.Crescere o fuggire di fronte alle responsabilità? Queste le domande che si pongono i protagonisti della pellicola L’ultimo bacio, alle quali ognuno risponderà a modo suo.Una commedia graffiante e nervosa che ricorda i Vitelloni con una direzione e uno stile particolari di ampio respiro internazionale. Un altro centro per un regista di talento già impegnato con la Miramax per la realizzazione di due pellicole.

 

Nelle precedenti pellicole hai affrontato la gelosia, l'amore fra adolescenti. Adesso tocca ai trent'enni. Tutti sono uniti dal filo conduttore dell’amore, un sentimneto vitale. Ma per te quanto è importante l'amore ?

Lo è molto anche perché una delle cose da cui dipendono i nostri stati d'animo. Se siamo felici, infelici, afflitti, delusi disarmati disincantati, dipende dall’amore. A seconda di come va l'amore così ci va nella vita. Questo non possiamo nasconderlo. E non saremmo qualinquisti nell'ammetterlo. Questo film forse nasce proprio da questa consapevolezza così forte del fatto che comunque la voglia di piacere, di essere desiderati, di amare di essere innamorati non ci lascia a nessuna età. 

 

In questo film si parla della paura di crescere, della famosa sindroma detta di Peter Pan. Lo spunto viene fuori da un'esperienza diretta oppure no ?

Viene anche da un'esperienza diretta perché ho trentanni anzi trentatre e comunque la crisi la conosco molto bene.  Anzi penso che sia una crisi molto diffusa, abbastanza universale. è la crisi di chi è cresciuto godendosi pienamente anche una seconda adolescenza, che è quella che va dai 22 23 anni in poi, e che ha dovuto riconoscere a se stesso che quella fase si è conclusa, anzi che si deve chiudere. Bisogna diventare adulti, bisogna trasformarsi in mariti, padri e accettare, in qualche modo, la tranquillità domestica. Un conto è dire si deve e un altro è riuscire a essere in grado di farlo con nobiltà d'animo e onestà. Da questa difficoltà, fondamentalmente, nasce il film, nasce da questo perno, che è al centro del film, che è quello dei trentenni alla ricerca di se stessi e alla soluzione delle loro inquietudini e irrequietezze. L'altra sponda del fiume è quella della Sandrelli, una cinquantenne che in crisi un po' come i trentenni perchè ha paura di invecchiare e di non essere più dsiderabile, più bella e di non essere più in grado di vivere un'emozione forte che la faccia sentire viva, permeabile alle emozioni e quindi alla vita. Il film è questo. è questa coralità, questa capacità di raccontare l'amore a tutte le età.

 

Tu hai superato la crisi di Peter Pan ?

Sì l'ho superata, almeno credo di averla superata. In questo momento sono abbastanza tranquillo, in pace con me stesso. Ma non è detto che da domani non si riaffacci testardamente nella mia vita.

 

Il tuo è un modo di dirigere molto particolare. Già dal primo film si vedeva questa tua singolarità, una mano riconoscibile. A chi ti sei ispirato ?

A tutto il cinema e la televisione che ho inghoiato in questi mei trentanni. Ho voluto fare cinema da sempre, ho visto tantissimi film dagli taliani che amo tantissimo a quelli australiani, francesi, inglesi, americani. Tutta questa globalizzazione cinematografica ha creato comunque un back ground che forse ha una novità ma che poi non è tale ma che è figlia di tutte le altre culture cinematografiche di cui mi sono nutrito.

 

Progetti per il futuro ?

Oltre che con Domenico Procacci, che ha prodoto i miei primi tre film, un contratto con la Miramax per la qale realizzerò due lungometraggi. Il primo è il remake di un film francese Ciascuno cerca il suo gatto che sarà ambientato a New York. Invece è arrivato il tanto discusso Ricordati di me.

Franco Mariani

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