
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI GIGLIOLA CARIDI
A
GABRIELE SALVATORES
Ancora più visionaria di
“Nirvana”, la pellicola di Gabriele Salvatores, Denti, ci porta
nei meandri di una mente attraverso la sua percezione fisica,
ribadendo il discorso dell’inscindibilità fra corpo e psiche. I
denti del protagonista, Antonio, interpretato da Sergio Rubini, grandi
ma con radici piccole, sembrano custodire i ricordi e i segreti di
tutta la sua vita, raccontata per immagini in interminabili e dolorose
sedute dal dentista. Chiave di lettura del film il rapporto fra
Antonio e la madre, una figura emblematica e solare che lo guida nella
resurrezione a una nuova vita con una dentizione anch’essa nuova,
passando attraverso esperienze dolorose che cambiano e maturano il
protagonista. Tanti i simboli e le sensazioni viscerali da cogliere
nella vicenda ma soprattutto l’amore come sentimento e come bisogno
dell’anima più che del corpo, come fa dire Salvatores a uno dei
personaggi, il vecchio odontotecnico “quando si possiede un essere
totalmente questo svanisce”. Quindi è meglio amare che possedere
fisicamente. Accanto a Rubini Anita Caprioli, che avevamo già visto
nello splendido giallo di Odorisio Senza movente. Anita è Mara la
donna di cui è innamorato Antonio e per la quale ha lasciato la
moglie e i due figli, un personaggio sopra le righe ma con tanto
desiderio di normalità. Un film interessante e complesso che segna il
passo con la trasformazione del regista che dalla commedia
all’italiana di addentra in un percorso scandito da sensazioni e
immagini.
Salvatore, tu che hai vinto un
premio Oscar per la pellicola Mediterraneo, hai fatto una strana
richiesta al pubblico prima della proiezione, quella di guardare il
film non in maniera analitica, razionale ma quasi come si vive
una storia d'amore, perché ?
Perché a parte che il film parla
d'amore e quindi per certi versi è irrazionale , cioè è più
sensoriale che analitico, è una di quelle cose, capita a volte con un
disco, un libro, un film .che chiedono un approccio sgombro, pulito.
Il film chiede di lasciarsi un po' invadere e poi naturalmente si può
giudicarlo, rifiutarlo o apprezzarlo questo è evidente, ma almeno
come primo approccio il pubblico non dovrebbe avere difese o
preconcetti.
Nel film ci sono grossi denti con
radici piccole che significano attaccamento ma anche rinascita con una
forte valenza simbolica. Quanto c’è di personale ?
A livello dentistico solo un dente che
mi sono rotto alla stessa età del protagonista, giocando con mia
sorella ma è vero quello che dici l'immagine denti grossi e radici
piccole è interessante, non lo avevo pensato, non solo per la storia
in sé ma anche perché talvolta abbiamo qualcosa di ipertrofico con
poco contenuto. Capita nella vita di mostrare cose più grandi di
quello che sono veramente. e a volte bisogna romperle, buttarle,
strapparsele via per permettere a qualcosa di più sostanziale, più
profondo e soprattutto qualcosa di nuovo di nascere. Questo è un po'
il tema del film e quindi è autobiografico nel senso che a tutti
capita nella vita di avere degli stop, di sentirsi morire per poi
ripartire, può essere per amore, può essere per il lavoro può
essere per qualche perdita: Nel film c'è il senso del dolore
considerato non come per noi occidentali da rifiutare ma da accettare,
da guardare con interesse e curiosità a volte con ironia.
Quindi uno stimolo per crescere ?
Sì. assolutamente. I denti sono
l'unico organo che cresce due volte completamente. Prima ci sono
quelli da latte, poi crescono quelli definitivi quasi come se ci
preparassero a divenire più forti per combattere nella vita.
Quanti denti ti sei tolto ?
Parecchi ma alcuni li mantengo. Per
esempio in Denti si ride molto più di quanto il pubblico se lo
aspetti anche se in maniera nera. in maniera diversa. Diciamo che più
che strapparmeli alcuni denti che sono forti,, come la commedia
all'italiana o il neorealismo li ho curati, puliti, rimessi a nuovo. e
forse qualche altro dente sta spuntando. Ci si augura di non rimanere
legati a certi schemi di inventare qualcosa di nuovo. Nella vita e nel
lavoro che faccio comunque capita, ogni tanto di dover strappare via
qualcosa.
Un dente che hai strappato è
Diego Abatantuono ?
Sì Diego non c'è in questo film
come non c'era in Sud. C'era in tutti gli altri. Ovviamente è una
persona alla quale voglio bene prima di tutto. Dopo tanti anni di
amicizia e di lavoro insieme non si può non essere affezionati poi
lui è una persona alla quale non si può non volere bene se lo si
conosce, Ed è anche un grande attore e io mi auguro che torneremo a
fare qualcosa insieme. A volte però devi intraprendere delle strade
da solo devi fare dei viaggi da solo un po' perché sono molto
personali e non vuoi tirare dentro altri nelle tue ossessioni
oppure li devi far da solo per essere più esposto cioè non avere
troppe difese e questo è uno di quei viaggi.
In una scena del film fai dire al
vecchio odontotecnico che quando si possiede una persona l'amore
svanisce è una bella immagine è anche vera ?
Sì perché il possesso è proprio
l'opposto dell'amore. Non il dolore, l'amore contiene il dolore e il
dolore contiene l'amore. Le due cose sono come lo yin e lo yang. Tutto
nella vita è così non c'è bene o male. Sono due aspetti di una
stessa realtà. Il possesso comunque è proprio una cosa che non
centra con l'amore. Quando pensi di possedere una cosa, una persona in
particolare, cosa impossibile, questa scompare oppure se ne va,
giustamente. E passando dall'amore al lavoro io spero di non possedere
mai il cinema. Sto cercando di andare sempre più avanti di mettermi
davanti delle sfide nuove proprio per essere un po' più inerme
rispetto al cinema, semmai se il cinema mi vuole possedere io sono
pronto.
La prossima sfida allora ?
La prossima sfida è una sfida
importante un film che sto rimandando da qualche anno perché molto
complesso. Ne ho due o tre di progetti e uno è questo. Si chiama
Cromosoma Calcutta è scritto da un indiano ed è un thriller
scientifico che parte da una cosa piccolissima, il parassita della
malaria per arrivare a una cosa grandissima l'immortalità.
Franco Mariani
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