
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI FRANCO MARIANI
A
CARLO MONNI
"Carlo Monni. Un poeta e un po’ fava". Non è un motto irriverente nei confronti del noto e amato attore Carlo Monni, anche se potrebbe essere il suo motto sullo “stemma” di famiglia, con diverse palle, tutte incazzate, ma il titolo del documentario che un altro attore, Massimo Ceccherini, molto più “fava”, ovviamente in senso “buono”, del Monni, a breve girerà, con l’aiuto regista Alessandro Paci, per raccontare la vita sregolata e le grandi gesta poetiche e d'attore di Carlo che, nel 2012 festeggerà i 40 anni da professionista.
Il Monni nonostante il suo grande successo non ha mai perso il contatto con i suoi fan, che incontra in un pub del centro, magari dopo qualche birra, o nelle sue lunghe passeggiate alle Cascine. Inconfondibile per il suo vocione, il Monni, 69 anni, è un sanguigno, ama il vino, le donne, le burle, e spesso… smadonna.
Dal 2 al 4 giugno è tornato in Teatro, al Cestello di Firenze, in un ruolo cameo nella commedia, presentata in anteprima mondiale, “Veduta dal Pignone” di Matteo Poggi, autore del best sellers sul Cinema Universale, altro mito di Firenze, scritta in collaborazione con Maurizio Pistolese, attore in “erba”.
Un successone: tre serate tutte esaurite da settimane.
Carlo, quand’è che hai iniziato a fare l’attore?
“Da dilettante, ho iniziato nel 1968, all’SMS di Rifredi, con un recital sulla resistenza spagnola, che all’epoca andavano di “moda”. La prima lirica che ho recitato è stata di Garcia Lorca, ‘Il Torero’. Da professionista, nel 1972, a Roma, con Roberto Benigni”. Il tuo primo film? “ Ho debuttato con Roberto Rossellini, con ‘L’età di Cosimo de’ Medici’, girato in inglese, nel 1973. Secondo film ‘Cartesio’, in francese. Vedi come comincio io a fare il Cinema? Parto con Rossellini, e guarda dove arrivo…”.

E’ uno “scoop” che Carlo fa a Ciak Toscana e a Il Nuovo Corriere, in quanto di questo suo autorevolissimo inizio artistico non si trova notizia da nessuna parte, nemmeno sulla “grande” enciclopedia del web, Wikipedia.
Ma come mai tutti gli attori toscani, Paci, Ceccherini e compagni ti considerano il loro babbo artistico ?
“Io non ho insegnato niente a nessuno. E’ solo una differenza d’età. Il fatto è che io mi diverto molto a stare con i giovani. Quindi tutte le volte che viene una nuova genia, e vedo che sono ragazzi che hanno qualcosa, che hanno talento, incomincio a volergli bene. Anche il Cinema: preferisco fare un cinema da dilettanti”.
Ma in Italia c’è ancora il talento?
“Il talento ancora in provincia c’è. A Firenze poco. In provincia c’è perché guardano meno televisione”.

Questa esperienza sul rione del Pignone al Cestello, con tutti non attori?
“Io mi sono divertito molto. E’ un bell’affresco, è carino. Vedi, questo quartiere di Firenze è già come se fosse una “provincia” a se, e questo è molto bello. Questa divisione tra Porta San Frediano e il Pignone, è come quella divisione che c’era, quand’ero ragazzo, tra Champs Les Bisance e San Giorgio a Colonic di Prato (quelle zone emarginate inquadrate da Bertolucci nel film “Berlinguer ti voglio bene” ndr).
Ma non hai voglia di debuttare nella regia?
“Io la regia mai, non sono capace. Ma solo perché son troppo pigro. Non posso pensare a troppe cose contemporaneamente”.

Si può dire che forse Carlo Monni è l’ultimo vero attore italiano, nel senso che si vive la vita, non sta dietro agli orari, alla vita mondana, alla ricerca del lavoro?
“E’ vero, è vero”.
Mariani Franco
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