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INTERVISTA DI FRANCO MARIANI

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  ENRICO MONTESANO 

Enrico Montesano debutta  nel 1967 con la collaborazione di Leone Mancini e Maurizio Costanzo, al Puff, teatrino in Trastevere di Lando Fiorini. Il debutto in televisione porta la firma di Castellano e Pipolo, con “Ma che domenica amici”, varietà che va in onda nel ’68 per la regia di Vito Molinari. I numerosi film, in oltre 40 anni di carriera gli fruttano ben tre David di Donatello.

Montesano, recentemente ha scritto un libro, “Un alibi di scorta”, di che si tratta?

“E’ una storia d’amore, però è anche un giallo, però anche un dramma, ma è scritto in maniera divertente, come nel cinema si faceva la commedia all’italiana. Si legge velocemente”.

Perché l’ha scritto?

“Ho scritto un romanzo perché mi piace il rapporto con il lettore. Mi piace proprio esprimermi, raccontare delle storie, soprattutto mettermi alla prova. Mi sento come un po’ come un navigatore. Mi piace esplorare, andare in un nuovo porto, conoscere nuove persone, fare nuove esperienze. Un attore, un artista, in senso lato, deve sempre cercare di creare, di fare, per sentirsi vivo, se poi fa televisione, teatro o cinema, non importa, importante è stare vicino agli altri, comunicare con gli altri”.

Cosa sono i libri per lei?

“I libri sono i miei amici. Io in questi giorni sto leggendo “La carta è stanca”, di Guido Ceronetti , che trovo straordinario, e un certo signore che si chiama William Shakespeare. I libri sono degli amici sinceri, non ti tradiscono, non ti rompono l’anima, non ti chiedono soldi”.

Chi sono gli attori?

“Noi siamo degli artigiani. L’artigiano compra il materiale e poi fa quello che deve fare, e lo fa tutto da sé”.

Suo bisnonno Michele con il fratello Achille creò a Roma una compagnia di operette, mentre suo nonno, Enrico, fu un noto direttore d’orchestra. Senza questi antenati Lei oggi avrebbe potuto essere un artista?

“Lei ci crede nel dna? Io si”.

Secondo me nel film “Il ladrone” c’è tutto il compendio di Montesano attore?

“Forse ha ragione. Il ladrone era un bellissimo romanzo, per la regia di Pasquale Festa Campanile  era una grande storia d’amore, una grande ammirazione e affascinazione verso questa figura di Gesù Cristo, che aveva il ladrone buono. E’ il Picaro, è l’avventura, è qualcosa di bello, con i rovesci, una volta va bene, una volta va male, come è la vita”.

Lei è stato anche parlamentare europeo. Oggi fa attività politica?

“Attività politica non la faccio più. Quando l’ho fatta è perché era un momento particolare, nel quale si credeva ancora. Oggi non ci sono tante novità. Oggi il sistema è questo: o centro destra, o centro sinistra, o terzo polo. Bisognerebbe modificare il sistema. L’Italia ha bisogno di una rivoluzione culturale. Gli Italiani devono un po’ cambiare il sistema di pensare, e qui, sono un po’scettico”.

Franco Mariani

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