
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI CECILIA CHIAVISTELLI
A
MAURIZIO PISTOLESI
Maurizio Pistolesi, 51 anni, con le esperienze e un lavoro di una persona “normale”, ma con nelle vene il “sacro fuoco dell'arte”, che studia, non solo recitazione, ma anche doppiaggio, partecipa a film come comparsa di “peso”, ultimo “C'è chi dice no” con Paola Cortellesi, Luca Argentero, Paolo Ruffini, Giorgio Albertazzi. Tutto questo lo vive “come qualcosa in più, qualcosa da aggiungere alla mia vita”. Con Franco Ligas e Simona Bombacci, ha tenuto una rubrica comico-sportiva nella trasmissione “Maledetti Toscani”. Nel 2003 Alessandro Paci lo ha trascinato in televisione negli “IncaPACI” su Rete 37.
Quando è iniziata in lei la vena artistica?
“Da piccolissimo, alle elementari, quando mi dicevano ‘ma come mai tu hai i capelli lunghi?’ La verità è che se me li tagliavano mi ammalavo, invece alle bambine dicevo: ‘perché devo fare un film su Robin Hood, devo fare un film su D’Artagnan’. Sono cresciuto quando la televisione era buona, e la sera, in bianco e nero, con un canale solo, c’erano De Filippo, Ernesto Calindri e Lea Massari. Da li, mi sono appassionato”.
La prima recita?
“A ventuno anni con Andrea Cambi. Si montò sul palco. S’indossava gli occhiali da saldatore, mi levai gli occhiali e non si vedeva niente. Dissi: ‘Non ti levare gli occhiali Andrea, non te li levare!’. In sala, ci saranno state cinquecento persone, ridevano tutti”.

E poi?
“Sono rimasto sopito per un po’, dovendo lavorare in casa mia, dove c’era mia madre che era sola, perché mio padre è morto che io avevo dodici anni, per cui ho subito questa morte in una maniera impressionante, abbinando questo al fatto che ho un carattere molto vulnerabile e sensibile, ho patito parecchio. Mi sono messo a fare il ragioniere, sfruttando il diploma che a malapena avevo strappato. Poi nel duemila ho “trovato” Alessandro Paci,gli sono piaciuto,e ho fatto tre dvd con lui. Poi ho conosciuto Monni e altra gente. Ultimamente mi sono lanciato con Matteo Poggi, l’autore del best seller ‘Breve storia del Cinema Universale’, in una trilogia, come “Guerre Stellari”, video, dvd e ora il teatro. Per tre sere, lo scorso giugno, tutto esaurito al Teatro Cestello e diverse settimane prima dello spettacolo”.
E la scuola di doppiaggio?
“Avrei dovuto farla trent’anni fa. Perché, non mi manca niente, detto da Piedicini e da Ansanti, due noti doppiatori, so recitare, ma purtroppo ho questo dialetto fiorentino troppo marcato”.

Dove preferirebbe lavorare di più, nel cinema, in teatro o facendo doppiaggio?
“Doppiaggio, ma si svolge tutto a Roma, e quindi dovrei trasferirmi a Roma e bussare tutte le mattine alle porte dove si svolgono i provini e francamente alla mia età non me la sento. Però il teatro mi piace, è una forma corretta, brava, buona, bella e vera. In teatro se sbagli sbagli, il cinema è finzione”.
Cecilia Chiavistelli
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