
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI CECILIA CHIAVISTELLI
A
MATTEO SANI
Matteo Sani, 38 anni, toscano è uno scenografo e arredatore con una forte esperienza nel cinema, teatro e in pubblicità, in Italia e in Germania, dove ha lavorato per sei anni. Nel cinema ha lavorato con registi quali Alessandro Baricco, Paolo Sorrentino, Sergio Rubini, Marco Tullio Giordana, solo per citarni alcuni, e attori del calibro di F. Murray Abraham, Massimo Ghini, Lunetta Savino, Fabrizio Bentivoglio, Stefano Dionisi, Andrea Mastrandrea, Margherita Bui, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio, Alessio Boni, Leo Gullotta.
Sani quando ha iniziato?
“Ho iniziato con il cinema nel 1999 con il film remake ‘Cuore’, di De Amicis”, con Giulio Scarpati e la regia di Zaccaro. Da lì sono praticamente caduto nella ‘trappola’ del cinema e ci sono rimasto”.
Ha fatto degli studi per fare questo mestiere?
“Si, ho studiato scenografia, presso l’Accademia di Firenze. Debuttai prima con architettura, poi dopo quattro anni abbandonai”.

Come mai ha scelto di fare lo scenografo?
“A volte mi sono chiesto se ho fatto un errore madornale nella scelta del lavoro. Però in verità io ritengo che questo sia uno dei mestieri più belli del mondo, anche perché non è mai uguale. Racconti sempre storie differenti. Oggi racconti il Medioevo, domani racconti la fantascienza. E poi ogni progetto, ogni film, diventa un’esperienza unica. Sto banalizzando, me ne rendo conto, ma è formativa l’esperienza. Poi i problemi ti lasciano sempre qualche cosa”.
Ultimi lavori?
“Escludendo la parentesi tedesca, dove ho fatto cose televisive che ancora non sono state acquistate in Italia, qui ho fatto due film e degli spot pubblicitari per la Ferrero Kinder”.
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Meglio lavorare in Germania o in Italia?
“Si guadagna uguale. Poi, ovunque fare un film è un lavoro caotico, complicato, dove ogni giorno c’è da fare una corsa o c’è da risolvere, come dicono a Roma, un ‘cetriolone’. L’ultimo film che feci qui in Italia, fu a Trieste, un remake per la televisione, ‘Rebecca la prima moglie’ di Htichcock, con Mariangela Melato. A giugno sono tornato a lavorare anche nella mia Firenze, in teatro, per un anteprima mondiale.
A maggio ha lavorato nell’ultimo film di Carlo Virzì, “Più grandi di tutti”, con Claudia Pandolfi, Catherine Spaak, girato a Livorno. Perché Virzì ha scelto lei?
“In questo lavoro si lavora principalmente ‘in squadra’, e alla fine capita, a volte, per delle chimiche particolari, che uno trascina l’altro nei lavori. E’ una storia molto giovane, frizzante, in parte molto autobiografico. Mi sono divertito. Privo di ‘prime donne’”.

Le difficoltà del suo lavoro quali sono?
“Ma le difficoltà sono tantissime. È un mestiere straordinario, però il fatto di avere a che fare con una quantità di maestranze enormi, dal vetraio all’elettricista, dagli effetti speciali a la macchina da presa, lo porta ad essere poi di fatto uno dei reparti più contestabili”.
Cecilia Chiavistelli
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