
LE NOSTRE INTERVISTE
INTERVISTA DI FRANCO MARIANI
A
SABRINA SIMONI
Sabrina Simoni, 42 anni, bolognese doc, dal 1995 è la direttrice del mitico Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna, e da allora prepara anche i bambini, italiani e stranieri, che ogni anno partecipano allo Zecchino d’Oro, rassegna internazionale di canzoni per l’infanzia, trasmessa in mondovisione da Rai1. Dal 2001 è sposata con il maestro Siro Merlo. Nel 2003 ha pubblicato due libri didattici “Favole in canto” e “La tastiera incantata”. Ha sviluppato diversi progetti didattico-musicali destinati all'infanzia . Dirige “Primi passi della voce”, un progetto dell'Antoniano che si rivolge ad insegnanti, direttori di coro ed esperti nell'area didattico-musicale, con la collaborazione di docenti, pediatri e altri medici. In esclusiva ci racconta non solo della sua vita, ma anche del suo “maritino”.
Sabrina, artisticamente come nasci?
“Artisticamente a otto anni, quando riesco a convincere mio papà e mia mamma a farmi studiare pianoforte. Era già da due anni che insistevo, ma loro credevano che volessi scherzare, che fosse un passatempo momentaneo. Da lì ho continuato sempre, assieme agli studi classici-scientifici, a coltivare questa passione, che poi è passata attraverso la musica corale, la direzione, per poi concludersi con la composizione”.
Cosa scriveresti sul tuo biglietto da visita?
“Sabrina Simoni, aspirante musicista”.
Aspirante?
“Certo, perché non si finisce mai d’imparare, e anche con titoli accademici che possono certificare il percorso svolto. Quello che scopri, è assolutamente importante”.

Quando sei arrivata all’Antoniano?
“Io sono arrivata all’Antoniano che avevo 22 anni, nel 1993, per sostituire una signorina che seguiva le Verdi Note e che per un periodo doveva allontanarsi da Bologna. Ero convinta che, terminata questa esperienza, dove dovevo eseguire al pianoforte i brani che i ragazzi dovevano ripassare, non sarei rimasta all’Antoniano. Nel frattempo avevo già iniziato al Conservatorio a studiare musica corale e direzione di coro, Poi le cose sono andate diversamente”.
E oggi chi è?
“Sinceramente ho scoperto che sono una persona molto idealista, perché penso che l’arte, la musica, possa veramente arrivare talmente in profondità per diventare il mezzo e il fine di una evoluzione, anche sociale, della persona. Quindi mi sono decisa di intraprendere-continuare un mio percorso cercando di portare avanti questo mio pensiero”.
Quando hai conosciuto il Maestro Siro Merlo?
“Il mio maritino? L’ho conosciuto 13 anni fa, nel 1998,. All’Antoniano i nostri incontri erano talmente professionali e casuali che io personalmente non l’avevo mai “adocchiato”. Poi una sera lui mentre eravamo impegnati in studio di registrazione, m’invitò a mangiarci una pizza e da lì…”

Quando ti ha fatto la proposta?
“L’ho fatta Io. Non so, però, fino a che punto sarà stata indotta, ma sono stata io”.
Com’è lavorare insieme?
“Sono rare le volte che parliamo di musica fuori dal lavoro, anche se è difficile staccare completamente la spina quando si parla di musica. Ma fuori dall’ambiente di lavoro siamo noi, e parliamo di noi. Siro Merlo è un vero musicista, io sono solo aspirante. Anzi lui direbbe che io sono “piastrellista”. Prima di tutto è una persona estremamente sensibile, e questo lo porta ad osservare musicalmente le cose con altrettanta sensibilità. Penso che l’Antoniano ed Io siamo fortunati a lavorare con sensibilità di questo tipo. Sembra un po’ di parte. Oltre alla sensibilità è preciso e attento”.

All’inizio da direttrice, specialmente con noi giornalisti, sei sempre stata distante, ma poi, piano piano ti sei sbloccata, è stato difficile?
“Io questo non l’ho mai percepito. Sono contenta che me lo stai dicendo. Devi pensare che chi fa musica, solitamente, è in cerca di un equilibrio emotivo, non nel senso che siamo squilibrati, ma un equilibrio emotivo anche con gli altri. Un esperienza come è stata la mia, a 26 anni, molto forte, dove perdi una persona alla quale sei molto legata emotivamente (Mariele Ventre ndr), che rispetti, che stimi professionalmente, poi quando qualcuno ti chiede qualcosa che non hai forse ancora maturato, rielaborato, fino in fondo, allora hai timore”. E con i bambini ? “Con i bambini non ho mai avuto questo problema. Mi hanno dato molte soddisfazioni. Mi piace molto scrivere, mettere su carta qualcosa che sia creatività, veicolando anche quello che sia il mio pensiero musicale, aprendo una piccola porticina anche nei bambini, anche nei genitori, per avvicinarsi in modo naturale a questo mondo”.
Franco Mariani
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